Oltre la crisi attraverso i progetti

Albert EinsteinVogliamo salutare il 2013 citando il famoso pensiero sulla crisi di Albert Einstein, tratto da “Il mondo come io lo vedo” del 1931. Il libro raccoglie scritti non strettamente scientifici, ma riflessioni sui grandi temi della vita. Lo scienziato supera qui il suo campo di azione per spaziare negli altri ambiti della conoscenza, collocandosi in quella prospettiva “mèta” propria dei filosofi. Forse anche per questa ragione il suo pensiero è in grado di parlare anche all’uomo contemporaneo.

Einstein definisce la crisi una “benedizione”, e questo a noi potrebbe suonare come una provocazione. Ma non è così. Basta pensare al periodo in cui il testo è stato scritto, e alla biografia dell’autore. Siamo nel 1931, l’anno in cui massimo è stato il riverbero in Europa, e soprattutto in Germania, della grande crisi economica del 1929 scoppiata in America. Lo Stato caduto in default, la disoccupazione dilagante, il Nazismo alle porte e poi la guerra. L’ebreo Einstein sarà costretto a rifugiarsi negli Stati Uniti due anni dopo.

“Benedizione” non assume quindi una connotazione cinica. Bisogna piuttosto considerare sia prerogativa del pensiero geniale l’andare oltre il contingente, superare il proprio momento e contesto. Solo così è possibile cogliere il significato autentico delle parole dello scienziato ed intendere la crisi come sfida, apertura di opportunità e leva di progresso.

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’ inconveniente delle   persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

– tratto da “Il mondo come io lo vedo”, 1931.

Il termine crisi quindi identifica un momento che separa un modo di essere o una serie di fenomeni da un altro differente. “Krisis”, dal verbo “Krino”, in greco antico vuol dire dividere, separare, scegliere e quindi decidere. Alle spalle di questa concezione agisce la filosofia della storia di hegeliana memoria, in cui le soluzioni che fanno procedere la civiltà costituiscono sempre l’esito di un conflitto necessario e quindi di una “crisi dello status quo”, ovvero un cambiamento.

Per Einstein il vero pericolo è attribuire alla crisi la responsabilità dei propri fallimenti e quindi rimanere prigionieri della propria inattività. A scapito del talento, della creatività, della ricerca di vie d’uscita. L’unica crisi pericolosa diventa allora “la tragedia di non voler lottare [e progettare – N.d.R.] per superarla”. E’ l’ignavia che già Dante condanna all’Inferno. E’ necessaria una visione progettuale, la capacità quindi di proiettarsi oltre il momento della crisi, e di costruire le condizioni del nuovo momento, guidando il cambiamento.

Di routine non si cambia, ma per progetti. Per questo Stargate accompagna enti, organizzazioni, imprese e persone nella definizione di progetti di valore e nella gestione dei progetti verso i risultati, per renderli progetti di successo.

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