Iri al 24% per le Pmi nella prossima legge di bilancio

imposta sul reddito imprenditoriale

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini, nel suo intervento al Meeting della Confesercenti, ha confermato l’introduzione nella prossima legge di bilancio dell’Iri (Imposta sul reddito imprenditoriale) al 24% per le Pmi.

 

Con l’introduzione dell’IRI si prevede dunque una semplificazione a livello fiscale, assimilando sotto un unico trattamento fiscale i redditi d’impresa e i redditi di lavoro autonomo.

 

 

L’Iri è una novità in materia di prelievi fiscali e dovrebbe colpire tutte le aziende e i professionisti, senza più distinzioni tra società di capitali (per esempio le srl e le spa) e le società di persone. Questa imposta verrà applicata quindi sia al reddito d’impresa, soggetto ora all’IRES, che al reddito di lavoro autonomo, ora soggetto ad IRPEF (con un’aliquota precedentemente fissata al 27,5%).

L’obiettivo che si propone l’introduzione della nuova imposta IRI è di incentivare gli imprenditori che decideranno di reinvestire i proventi nell’azienda o nel lavoro autonomo, in modo da rafforzare soprattutto il patrimonio delle piccole imprese.

 

Ma come funzionerà, di preciso l’iri?

 

Attualmente, agli utili delle società di capitali viene applicata l’ires (imposta sui redditi societari) che è pari al 27,5%. I redditi delle società di persone e dei liberi professionisti, invece, sono soggetti all’irpef, che prevede delle aliquote progressive, che funzionano per scaglioni e crescono all’aumentare del reddito. Chi guadagna meno di 15mila euro all’anno, per esempio, subisce una tassazione del 23% che sale al 27% nella fascia di reddito tra 15mila e 28mila euro annui, fino a raggiungere un massimo del 43% nello scaglione sopra i 75mila euro.

 

Le società di persone e i professionisti saranno equiparati alle società di capitali con l’introduzione dell’iri, un prelievo unico con aliquota unificata del 24%. Le società di capitali avrebbero così uno sconto fiscale di oltre tre punti (attualmente versano l’Ires al 27,5%), e contestualmente, imprese e professionisti pagherebbero questa nuova tassa sugli utili che reinvestono nell’azienda o nella loro attività.

 

Sui redditi prelevati dal professionista o dal piccolo imprenditore per esigenze personali, invece, continuerebbe a esser applicata l’irpef, che quasi sempre è superiore al 24%, fatta eccezione per il primo scaglione di reddito dove l’aliquota è del 23%.

 

Reinvestire i profitti, dunque, per le società di persone e i lavoratori autonomi dovrebbe diventare più conveniente dal punto di vista fiscale.

 

Secondo i dati della Cna, a trarne beneficio saranno circa mezzo miliardo di imprese italiane.

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