Piano Industria 4.0, il 21 settembre la presentazione

Piano Industria 4.0L’annuncio del Piano Industria 4.0 previsto per il 21 settembre a Milano. I dati li annuncerà il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ma sarà, annuncia il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, “la più grossa manovra basata su incentivi fiscali per l’innovazione e la ricerca”. Parlando alla presentazione delle proposte per la prossima Legge di Stabilità, il Ministro ha spiegato che il Piano Industria 4.0 si baserà, a differenza del passato, “sullo stimolo all’investimento privato, che ha il vantaggio di tempi di attuazione molto più rapidi e non più sugli investimenti a bando, dove pesavano l’intermediazione politica e la presunzione di definire quale settore privilegiare”.

Il piano potrà avere un effetto leva, determinando un aumento degli investimenti privati con focus industriale da 80 a 90 miliardi all’anno, e un incremento medio annuo della spesa privata in ricerca e sviluppo-innovazione di 7 miliardi, per passare da 13 a 20 miliardi.

Nel programma sono previsti anche incentivi per il venture capital e per le startup. In particolare per il venture capital sono previsti 1,5 miliardi di investimenti. In questo caso, circa 270 milioni dovranno servire ad attivare fondi di investimento dedicati all’industrializzazione, un Fondo dedicato a startup dell’Industria 4.0. Inoltre,  detrazioni fiscali fino al 30% per investimenti fino a 1 milione in startup e pmi innovative, assorbimento da parte di società “sponsor” delle perdite di startup per i primi 4 anni.

Che cosa prevede la bozza del Piano Industria 4.0:

Investimenti – Il Piano Industria 4.0 prevede quattro direttrici di intervento: investimenti innovativi, infrastrutture abilitanti, competenze e ricerca, awareness e governance per sensibilizzare il settore industriale. I primi interventi entreranno già in legge di bilancio, altri probabilmente arriveranno in una seconda fase. Per gli investimenti innovativi, in quattro anni, si prevede un impegno pubblico aggiuntivo di 3,3 miliardi: proroga dell’attuale superammortamento al 140%; iperammortamento per i beni digitali (da definire la percentuale, che oscilla tra il 200 e il 160%) con possibile accelerazione delle tempistiche di ammortamento da 7 a 5 anni; ricapitalizzazione del Fondo di garanzia Pmi per 900 milioni; rifinanziamento con 100 milioni della “Nuova Sabatini”, sezione speciale del Fondo rotativo imprese della Cassa depositi e prestiti. Contemporaneamente, si stima un intervento da 2 miliardi fino al 2020 per rafforzare il credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo elevando il limite di credito massimo per beneficiario (da 5 milioni a 10 o addirittura 20 milioni) e adottando un’aliquota unica al 50% per la spesa incrementale e un premio sulla quota volumetrica.

Investimenti per il venture capital – Dovrebbero ammontare a 1,5 miliardi di euro. In questo caso, circa 270 milioni dovranno servire ad attivare fondi di investimento dedicati all’industrializzazione, un Fondo dedicato a startup Industria 4.0, detrazioni fiscali fino al 30% per investimenti fino a 1 milione in startup e Pmi innovative, assorbimento da parte di società “sponsor” delle perdite di startup per i primi 4 anni.

Banda ultralarga – Nel 2020 – questo il target – almeno la metà delle imprese italiane dovrà essere servita da reti a 100 mega e tutte quante dovranno potere contare almeno su 30 mega. Il Piano Industria 4.0 sull’ultrabroadband prevede 6,7 miliardi tra fondi nazionali ed europei. Il nodo ora è farlo decollare anche in quelle zone del Paese che si trovano a cavallo tra quelle a “fallimento di mercato” dove lo Stato sta investendo 3 miliardi e quelle in condizione di concorrenza, le aree “nere” dove ci sono già i privati in campo. Ci sono poi le zone “grigie”, dove in genere opera un solo operatore, ma cruciali per l’attuazione del piano perché lì sono presenti il 69% delle imprese: il governo prevede un investimento pubblico di 3,7 miliardi che dovrebbe mobilitare anche risorse private con una serie di misure che al momento sono in attesa di approvazione da parte della Commissione Ue. Sul tavolo i voucher per l’attivazione dei servizi di connettività, defiscalizzazioni sugli investimenti, accesso agevolato al credito, assegnazione ai privati della proprietà dell’infrastruttura. La bozza prevede infine iniziative per la cybersecurity – dal recepimento della direttiva Nis sulla sicurezza delle reti alla formazione sui rischi cibernetici – e per la diffusione di standard comuni.

Competenze e ricerca – Si punta innanzitutto a diffondere la cultura della manifattura intelligente già tra i banchi di scuola raggiungendo 8 milioni di studenti della primaria e secondaria attraverso il piano nazionale sulla scuola digitale appena lanciato e altri 250mila studenti delle superiori attraverso l’alternanza scuola lavoro. Il Piano Industria 4.0 prevede inoltre di stanziare 70 milioni aggiuntivi per sviluppare nuovi corsi universitari 4.0 e master sugli stessi temi per arrivare a formare 200mila studenti e 3mila futuri manager. Al vaglio anche l’ampliamento dell’offerta formativa ad alta specializzazione tecnologica raddoppiando il numero di studenti degli Its (gli istituti tecnici superiori) che gravitano nei settori di industria 4.0. Focus anche sul dialogo tra mondo della ricerca e imprese: da qui il finanziamento a 900 dottorati di ricerca specializzati, il potenziamento del cluster nazionale fabbrica intelligente e la creazione soprattutto di “competence center” legati a poli universitari di eccellenza – i politecnici di Milano, Torino e Bari, l’università di Bologna e il Sant’Anna di Pisa – a cui affidare il compito di fare formazione e sperimentare con le imprese le nuove tecnologie 4.0. Per irrobustire questi poli d’eccellenza potrebbe essere prevista una dote di 100 milioni.

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