Regione Toscana, spendere bene e presto i fondi europei

FirenzeTenutosi il 20 maggio a Firenze l’incontro tra la Regione Toscana e le associazioni di categoria. Le raccomandazioni dal presidente Enrico Rossi: non guardare solo al vostro contesto specifico, ma alla Toscana tutta nel giudicare il piano di utilizzo dei fondi europei per i prossimi sette anni. Una partita da 3 miliardi di euro, ricorda l’assessore alle attività produttive: la metà su FESR e FSE, ovvero fondo per lo sviluppo regionale e fondo sociale, protagonisti dell’incontro.

I capisaldi dei prossimi sette anni per la regione Toscana sono stati spiegati e ribaditi nel corso del lungo tavolo di concertazione con le associazioni di categoria che è durato l’intera mattina, invitandole a fare squadra: Interventi ancor più mirati. Ampia flessibilità, per abbandonare e ripensare subito una misura se non funziona. Fare spesa e fare presto. Concentrando gli investimenti nella prima parte del settennato, ha ricordato l’assessore, da cui la scelta della Regione di anticipare dall’inizio dell’anno 80 milioni dal proprio bilancio.

E’ cambiato un mondo e non è più possibile ripetere schemi precedenti, ripete più volte il presidente. E’ cambiato anche il ruolo della Regione, la cui capacità di spesa si è ridotta di un quarto in pochi anni per i tetti imposti da un patto di stabilità sempre più penalizzante. La Toscana punterà quindi a privilegiare con i fondi europei le imprese e, tra le imprese, quelle che vogliono spendere e possono farlo subito, mettendo magari in moto anche un pezzo di altra economia. Rossi si avvale anche di metafore: quando c’è siccità si irrigano i terreni più fertili. E un secchio d’acqua si mette davanti al cavallo che beve perché vuol correre.

Questo servirà a salvare le imprese più dinamiche (che nonostante la crisi esistono in Toscana) e a dare una spinta alla sviluppo economico. Il secondo obiettivo riguarda l’energia: la Regione vuole provare a giocare una partita per abbattere i costi che le imprese oggi sostengono, il che renderebbe la Toscana strutturalmente più competitiva.

 

Per quanto riguarda il Fondo sociale europeo, una partita da oltre 700 milioni in sette anni, sostegno al lavoro, tirocini e servizio civile saranno le principali chiavi. E i giovani, con il progetto Giovanisì di cui la Toscana è stata antesignana, continueranno ad essere una scelta di campo fondamentale. Accanto a un’istruzione e una formazione di qualità.

 

Rimarranno naturalmente i bandi. Ma accanto a questi per il presidente è necessaria una sorta di attività di scouting e supporto alle imprese: per aiutare le aziende piccole e medie che vogliono internazionalizzarsi, fanno ricerca ma hanno bisogno di una guida per utilizzare le risorse europee. Il progetto è allo studio dell’Irpet. Semplificazione e procedure sempre più leggere sono altre due parole d’ordine.

 

Per la cultura e il turismo la Regione punta a costruire fili che uniscono le varie parti della Toscana, a partire ad esempio dai poli museali: per far conoscere anche la cosiddetta Toscana minore, che in fondo non è meno ricca e bella ma solo meno conosciuta.

Le imprese che hanno bisogno di aiuto per superare difficoltà temporanee potranno ancora contare sugli strumenti di ingegneria finanziaria: microcredito in testa.

Gli enti locali invece avranno a disposizione per interventi infrastrutturali sul loro territorio 500 milioni dal fondo di sviluppo e coesione, il vecchio Fas diventato Fsc. Su questo mancano ancora i dettagli: sono comunque circa 70 milioni l’anno.

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